MUSEO CIVICO DI SAN DOMENICO

L’Edificio

Il complesso di San Domenico è formato dalla chiesa, da un primo chiostro ad essa adiacente completamente chiuso e da un secondo chiostro, aperto su un lato.

La chiesa originaria (XIII sec.) era più piccola dell’esistente; la fase successiva di ampliamento rinascimentale prolunga l’aula con il progressivo avanzamento della facciata e l’aggiunta di cappelle, fino ad arrivare alla situazione attuale, che rispecchia la ristrutturazione completata nel 1704. Nel periodo napoleonico la chiesa viene espropriata per usi militari e quindi definitivamente acquisita al patrimonio dello Stato nel 1866-67. Da quel momento il complesso monumentale conosce una inesorabile fase di degrado che si arresta solo negli anni Novanta del Novecento con l’inizio del suo pieno recupero e la destinazione a sede di museo civico e di grandi mostre.

Le Collezioni

Tra i chiostri ed i lunghi corridoi del Museo spiccano capolavori quali la folgorante e splendida Ebe, opera suprema del Canova, la Fiasca con fiori, una delle nature morte più significative del panorama italiano seicentesco, la straordinaria Dama dei gelsomini di Lorenzo di Credi, ritratto emblematico del Rinascimento italiano, un nucleo fondamentale di grandi capolavori di Marco Palmezzano, tra cui spicca la sublime Annunciazione, e opere di Beato Angelico, Rossellino, Cagnacci.

Il Museo espone anche la prestigiosa Collezione Pedriali che vanta, accanto ad alcuni pittori fiamminghi, tra i quali Ferdinand De Braekeleer e Eugene Verboeckhoven, la grande tela Buoi al carro di Giovanni Fattori, Cristo e l’adultera di Alessandro Magnasco, la Natura morta di frutta di Gaetano Luciani e due nature morte di Giovanni Crivelli.